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Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice nel Paese delle Meraviglie

Chi non conosce Alice nel Paese delle Meraviglie? Sicuramente sarà capitato a tutti di leggerlo da bambini, essendo normalmente considerato una fiaba per l’infanzia. Questo breve romanzo non è quello che sembra. Alice nel Paese delle Meraviglie è da sempre considerata una fiaba, eppure nasconde al suo interno una serie di significati nascosti, spesso difficili da cogliere, e straordinari giochi di parole, che sono stati da sempre una bella sfida per i traduttori del romanzo nelle varie lingue. Per leggere Alice nel Paese delle Meraviglie e comprenderlo a fondo la fiaba, bisogna pertanto consultare le note di un’edizione critica del testo.

“Ma io non voglio andare fra i matti, — osservò Alice. — Oh non ne puoi fare a meno, — disse il Gatto, — qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. — Come sai che io sia matta? — domandò Alice. — Tu sei matta, — disse il Gatto, — altrimenti non saresti venuta qui.” (tratto da Alice nel Paese delle Meraviglie)

L’autore Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson) era un giovane insegnante di matematica ad Oxford nel periodo in cui scrisse il romanzo. Amava trascorrere molto tempo in compagnia dei bambini. La fiaba di Alice nel Paese delle Meraviglie nacque come un racconto inventato per le figlie del rettore della scuola in cui insegnava, una delle quali si chiamava appunto Alice.

La fiaba di Alice nel Paese delle Meraviglie si basa completamente sul no sense. Tutte le regole del mondo fisico vengono sconvolte; i dialoghi sono senza senso. Tutto questo rappresenta una critica nei confronti dei proibizionismi dell’età vittoriana. La libertà di Alice nel paese delle Meraviglie viene continuamente ostacolata da alcuni personaggi (Brucaliffo, Stregatto) che rappresentano il rigore morale dell’epoca. Questi personaggi contraddicono continuamente la bambina quando Alice cerca di dare libero sfogo alla sua fantasia. Lo scontro con la suprema autorità, rappresentata dalla regina di cuori, pone fine al viaggio di Alice nel paese delle Meraviglie. L’incontro con la legge infatti conclude il vagare libero della fantasia e provoca un ritorno alla realtà.

Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
– “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
– “Dove vuoi andare?”
– “Non lo so”, rispose Alice.
– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.

(tratto da Alice nel Paese delle Meraviglie)

Si coglie nella fiaba una non troppo velata critica di Lewis Carroll all’insegnamento, basato, all’epoca ancora più di ora, su un puro nozionismo inutile, che non aiuta a sviluppare uno spirito critico.

I giochi di parola, di cui è ricco il testo, sono di diverso genere: ci sono allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti dell’epoca e ci sono giochi linguistici, fisici, logici e matematici, che può essere divertente scoprire, soprattutto se si legge la fiaba in lingua originale.

La fiaba ha avuto anche un seguito intitolato Attraverso lo specchio. I rifacimenti cinematografici dell’opera spesso operano una fusione delle due opere. Da non perdere il cartone animato della Walt Disney, che ho amato molto da bambina, mentre si può fare a meno del recente film di Tim Burton in cui alcuni personaggi sono straordinari (Johnny Depp nei panni del Cappellaio Matto e Helena Bonham Carter nei panni della Regina di Cuori), ma un’Alice troppo adulta e la totale denaturazione dell’opera originale, tolgono bellezza a questa opera indimenticabile.

Alice nel Paese delle Meraviglie è sicuramente tra i libri da leggere perchè oltre ad essere una fiaba molto atipica (si allontana dallo schema cadenzato e monotono della maggioranza delle fiabe), che ti proietta in un mondo fantasioso e surreale, è anche una vera e propria sfida, una costante ricerca dei significati nascosti.

Sono sicura che l’hai hai letto già Alice nel Paese delle Meraviglie. Cosa ne pensi?

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