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Il racconto dell’ancella

Il racconto dell’ancella

Il racconto dell’ancella di Margareth Atwood è un romanzo distopico femminista dove la condizione di oppressione della donna che vi viene descritta vuole essere proprio una condanna verso questo fenomeno ancora così attuale. Ai nostri tempi le donne sono ancora vittime di abusi e violenze e, anche nelle società più emancipate, vengono comunque reputate inferiore rispetto all’uomo. Non poteva quindi mancare nel filone della letteratura distopica un romanzo incentrato su questa particolare tematica. La distopia è pur sempre fantascienza, che ci mostra quelle che si presume saranno delle società future. Anche questo romanzo è ambientato in un imprecisato futuro, in cui, nonostante il progresso tecnologico, negli Stati Uniti l’umanità è tornata a fare grossi passi indietro in termini culturali. La donna perde l’emancipazione acquisita, per ritornare ad essere una schiava. La religione viene recuperata alla maniera antica, per farla diventare legge, guida morale e di comportamento.

Il racconto dell’ancella descrive una società dispotica discriminante verso le donne, in cui esse rientrano in categorie ben definite, con ruoli precisi a cui non possono sottrarsi: le non donne, le zie, le marte, le mogli, le economogli, le prostitute e le ancelle. Ed è proprio la voce di un’ancella quella che ascoltiamo, quella che ci racconta, attraverso la sua storia, come è strutturato questo mondo futuristico, dove il tentativo di recuperare dei valori morali che erano andati perduti, si concretizza nella nascita di una società teocratica e maschilista.

Le ancelle sono le donne ancora fertili in un mondo in cui la sterilità, dovuta all’inquinamento radiattivo, è diffusa. Caratterizzate da castigati abiti rossi, queste donne devono rinunciare a tutto, perfino al loro nome, assumendo quello dell’uomo che sono destinate a servire. La nostra protagonista infatti viene chiamata Difred, in quanto il suo attuale padrone si chiama appunto Fred. Le ancelle vengono messe a disposizione dei Comandanti, uomini di potere, per puri scopi riproduttivi. L’atto sessuale si svolge rispettando alla lettera il passo biblico Gen 30, 1-4:

Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!».
Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?».
Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei».
Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.

Le ancelle sono però tutto sommato molto riverite. Nonostante la loro condizione di schiave sessuali e nonostante il rischio di essere spedite alle colonie se non riescono a mettere al mondo un erede per il loro Comandante, appartengono alla categoria femminile più servita e rispettata dalla società, dopo ovviamente le mogli dei Comandanti (che sono equiparabili ai Comandanti quanto a prestigio sociale). Tutto l’universo femminile rientra in schemi ben precisi e definiti: ci sono le Marte (vestite di verde), addette ai lavori domestici, le Zie, guardiane del rigore morale, le Mogli dei Comandanti, le Economogli, mogli degli uomini meno abbienti, le prostitute e le Nondonne, cioè le donne sterili o anziane, che vengono inviate nelle colonie, infettate dalle scorie radioattive.

Da questo romanzo è stato anche tratto un film, quasi completamente sconosciuto. Esistono significative differenze tra il romanzo e il film che ne è stato tratto. Nonostante il film non sia affatto sgradevole nel suo complesso, si perde molto nel finale, che viene modificato in maniera consistente. Consiglio comunque di vederlo, ma solo dopo aver letto il romanzo.

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