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Il Lupo di Wall Street

Il Lupo di Wall Street

Tutti abbiamo conosciuto Jordan Belford attraverso il film di Martin Scorsese con Leonardo di Caprio nelle vesti del lupo di Wall Street. E già nel film se ne vedono di cotte e di crude. Ma se leggi il libro ti garantisco che ne sentirai ancora di più grosse. Non ho idea di quanto sia lungo in pagine stampate perchè l’ho letto su Kindle, ma l’impressione è che Il lupo di Wall street sia veramente un romanzo di dimensioni epiche. E nonostante ciò non annoia nemmeno per un secondo. Perchè la vita di Jordan è esilarante, una vita ai limiti dell’incredibile. E quando rimane entro i limiti del possibile, non annoia comunque, perchè la scrittura di Jordan Belford è molto divertente e l’autore è capace di sdrammatizzare anche le situazioni più drammatiche.

E leggendolo non diresti mai che si tratta di un’autobiografia, perchè la vita di Jordan è veramente un’avventura al limite con la realtà.

«Sono stato ricco e sono stato povero. E non c’è dubbio che tra le due condizioni preferisca essere ricco, cazzo! La povertà non nobilita l’uomo. Poi, se qualcuno pensa che io sia materialista o superficiale, vada a lavorare da McDonald’s perché è quello il suo fottutissimo posto!»

Un giovanissimo Jordan, ambizioso e desideroso di raggiungere il successo nella vita, inizia la sua carriera di broker presso la banca L.F. Rothschild, partendo dalla dura gavetta. Nel capitolo successivo lo ritroviamo già milionario, a capo di una sua agenzia di brokeraggio, la Stratton Oakmont, sposato (per la seconda volta) con la bellissima duchessa di Bay Ridge (soprannome della moglie, che non è una vera duchessa), e una splendida bambina. Jordan è completamente dipendente dai farmaci che assume per placare dei terribili dolori alla schiena, inoltre assume regolarmente tutta una serie di droghe. Nonostante sia profondamente innamorato di sua moglie, non può fare a meno di frequentare regolarmente delle prostitute. Inoltre soffre di un disturbo compulsivo che lo spinge a sperperare montagne di danaro. Nonostante sia un disastro nella vita privata, Jordan è abilissimo negli affari, che conduce con lucidità e scaltrezza, ben oltre i limiti del truffaldino. Ma dove lo porteranno questi eccessi nella vita privata e nel lavoro?

Per chi si aspetta, leggendo Il lupo di Wall street, di avere la ricetta pronta per il successo e la ricchezza, devo dire che resterà un po’ deluso. Il romanzo non parla infatti dell’ascesa di Jordan ai vertici della finanza. Quello che si vede nel film è sviluppato più ampiamente di quanto non venga fatto nel romanzo, a cui è dedicato solo il primo capitolo. Successivamente la storia parte nel momento in cui l’agenzia di Jordan è già al vertice del successo e si avvia verso la decadenza.

Il tema principale del romanzo è la vita di eccessi che Jordan conduce quotidianamente. Il suo stile di vita al limite viene riportato con la fedeltà di un diario, esplorato nei più piccoli particolari con tutto il suo corredo di conseguenze che rischiano di affossare la sua vita privata. Jordan è un uomo schiavo dei suoi vizi, che può alimentare indisturbato grazie alle sue immani disponibilità economiche. Il romanzo è la parabola della sua ascesa verso gli abissi del vizio e della sua successiva risalita, configurandosi come un vero e proprio romanzo di formazione.

Jordan non è quello che immaginiamo essere il tipico milionario che si è fatto da solo con sacrificio, partendo praticamente da zero. Quel tipo di persona deve avere molta determinazione e autocontrollo, doti che mancano del tutto a Jordan, almeno nella parte di vita da lui descritta nel romanzo (successivamente sappiamo che è riusciato a sconfiggere le sue dipendenze). Certo è una persona straordinariamente intelligente, abilissimo nell’arte oratoria, con l’anima di un grande leader, ma è a tutti gli effetti un tossicodipendente ed erotomane che sperpera ingenti capitali come fossero spiccioli. Nessun milionario che si è fatto da solo infatti sprecherebbe i suoi soldi a quella maniera e butterebbe la sua vita via così, con il rischio di perdere tutto quello che ha faticosamente costruito, ma lui lo fa, e con lui tutta la sua congrega di soci in affari, come pure i suoi dipendenti della Stratton Oakmont.

Nell’universo di Jordan Belford tutto quello che ci saremmo aspettati risulta ribaltato. La vita può sembrare anche divertente, ma in realtà avverti subito che c’è qualcosa che non va, che il protagonista in fondo non è veramente felice e soddisfatto, che anche se fa quello che fa ha una profonda consapevolezza di quanto tutto ciò sia sbagliato.

Ma Jordan non vive solo nel suo privato. Egli è anche un abilissimo uomo d’affari, e pure questo aspetto viene esplorato nel romanzo. L’immagine che trasmette è quella di una persona senza scrupoli, che fa soldi truffando dei malcapitati e agirando le leggi. La continua truffa perpetuata verso lo stato è molto ben descritta da Jordan, con passi anche un po’ difficili da seguire per chi non è a conoscenza dei meccanismi del mondo della finanza. Anche la scaltrezza verso soci in affari e dipendenti è ben documentata nel romanzo.  I suoi dipendenti vengono costantemente incoraggiati ad ostentare uno stile di vita al limite delle proprie possibilità, in modo tale da essere sempre sull’orlo del fallimento finanziario e rimanere così dediti alla causa dell’agenzia.

Quello di cui non si parla mai sono le vere vittime dell’avidità di Jordan: gli ingenui investitori che, al pari di Jordan, pensavano di comprare un sogno.  Non vi è in Jordan segno di pentimento verso queste vittime ignare e mai citate. Ma è legittimo condannare Jordan per questo? Io penso piuttosto che sia la società a permettere questo. Quello che Jordan vuole è quello che anche le sue vittime inseguono: il sogno americano. Il vero problema risiede nel dopo, in quello che non viene detto nel romanzo e che viene invece mostrato nel film. Jordan viene alla fine arrestato per i suoi crimini, ma non li sconta come dovrebbe. Finisce in prigione, ma alle vittime non viene fatta davvero giustizia. Jordan in verità resta dunque impunito e alla fine riprende in mano la sua vita, gestendo seminari in cui insegna quelle stesse tecniche persuasive da lui impiegate per truffare i suoi clienti. Il cerchio si chiude e chi è stato truffato cerca a sua volta di diventare carnefice di qualcun altro. C’è da pensare che c’è qualcosa di malato nella società che permette tutto questo. Non si riesce a provare antipatia per Jordan, che ha la sola colpa di essere riuscito a realizzare quello che altri non hanno potuto fare per mancanza di capacità.

Hai visto il film o letto il libro? Cosa ne pensi? Fammelo sapere con un commento.

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